Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità by Luciano Gallino

By Luciano Gallino

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Una catena di creazione del valore abbraccia numerosi processi materiali e immateriali che vanno dalla concezione d’un prodotto interamente o parzialmente nuovo, manufatto o servizio che sia, sino alla sua distribuzione, passando per una lunga serie di fasi intermedie: la ricerca e sviluppo, la progettazione, l’ingegnerizzazione, l’acquisto di materie prime e semilavorati, la costruzione di sistemi o componenti intermedi, l’assemblaggio, il confezionamento, il trasporto ai punti di vendita. Ciascuno dei suddetti processi può essere scomposto, a sua volta, in più anelli d’una catena globale di creazione del valore, e ciascun anello può oggi venire collocato ovunque nel mondo.

Di certo è provato che anche questa forma di flessibilità lavorativa comporta per chi vi è esposto costi rilevanti, in specie quando succede che essa si combini, in capo alla stessa persona, con la flessibilità dell’occupazione. È altresì noto che molte imprese, piccole e grandi, impongono dosi addizionali di flessibilità della prestazione facendo capire a coloro i quali hanno un contratto a termine, come dipendenti o parasubordinati, che dalla disponibilità ad accettarla può dipendere il rinnovo del contratto in essere.

Tuttavia, quando fosse possibile impiegare o licenziare operai, tecnici, impiegati o commessi con la stessa facilità e rapidità con cui si acquista oppure si scarta un pezzo di ricambio; accrescere o diminuire da un giorno all’altro il volume di ore lavorate; spostare manodopera da uno stabilimento, un reparto, un ufficio o un deposito all’altro, come si fa con le scrivanie o i pc, detto ideale potrebbe essere avvicinato di molto. È dal suo inflessibile perseguimento ad opera delle imprese, all’insegna dell’imperativo «primo non assumere», che nascono i lavori flessibili, ossia l’articolata tipologia di contratti «non standard» – in totale più di quaranta – illustrata nel capitolo precedente; i lavoratori autonomi o «imprenditori di se stessi», che sono di fatto dei dipendenti; la miriade di lavori irregolari; insieme con le tante attività interne subappaltate a cascata ad aziende terze e i numerosi tipi di flessibilità della prestazione.

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